martedì 17 aprile 2012

Il trionfalismo della vita media

La vita media o prospettiva di vita che dir si voglia compie ulteriori progressi: 79,1 anni per gli uomini, 84,3 anni per le donne. Nella sua  semplicità mi sembra evidente la contentezza del corpo a tale prospettiva. Parlo un po’ a vanvera, uscendo dai bagordi politici di questi cicli infausti, in altre parole, divago, devio, deraglio, cambio strada, perché in fondo la nostra cultura punta tutto su questi mirabili perfezionamenti, i progressi dei numeri, delle statistiche, pacatamente come quel rompiballe del PIL e tutta quella serie di acronimi che ingorgano le nostre fragili coronarie. Condizioni alimentari, sanitarie, stili di vita e quant’altro hanno dato lo sprint, ma in tutto questo qualcuno si preoccupa di questa qualità della vita? Parliamo della medicina, sicuramente ha fatto passi da gigante, però mi sembra che non si punti a guarire, ma a curare (con la dilatazione nel tempo il business aumenta),..tanto c’è la prospettiva di vita. Il lavoro (nobilita l’uomo) eppur è negato, sottopagato, portato al limite…e ora ti dicono “lavorerai fino a 70 anni” tanto la prospettiva di vita è migliorata. Ok, ma i miei 70 anni dove li vado a riprendere? Cosa cazzo ci stanno dicendo…faccio le buone azioni adesso perché in prospettiva mi sarà riservato un posto in paradiso? Sono basito, alquanto disorientato, a bordo strada tutti continuano a muoversi in fermento, anche il tempo libero è cadenzato, strutturato, condizionato…ehi tu che stai leggendo…non è così che funziona, ci stiamo soffocando sotto uno strato fumoso, di facciata, di logica, di risurrezione economica, di esteriorità, di approccio, ci stiamo autoconvincendo della nostra onnipotenza, trascurando tutto, persino e soprattutto noi stessi...in tutto questo la prospettiva di vita si è allungata... 

14 commenti:

  1. Dobbiamo mirare ad una vita umanamente vivibile e di qualità! Belle riflessioni.
    Buona notte

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  2. Veramente riflettere caro Mark, un saluto in fretta sono appena tornato da quel viaggio favoloso del treno dei ghiacciai, buona serata amico.
    Tomaso

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  3. Concordo su tutto, non ho niente da aggiungere...Solo da rileggere e invitare gli altri farlo!Saggezza..

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  4. destino infame!
    generazione sfigata.
    la prossima pare avrà vita più breve (apocalisse a parte) per via che l'organismo sta mutando/indebolendosi in un ambiente sempre più corrotto (in tutti i sensi).
    in compenso balla tutto dappertutto, quindi poi si sgretolerà e così via di sciagura in sciagura, accidenti ai maya che ce la mandano a gocce, ma c'è ancora tempo.
    insomma, mi sembra così strano pensare a tra 30 anni quando basta un attimo.

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  5. diventare tutti come i pellerossa indiani d'america, prima che arrivassero gli "americani":
    i vecchi in cerchio a fumare e fare i saggi
    i giovani a correre con i cavalli nelle praterie

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  6. Sulle malattie hai ragione, si cura più che altro, anche per sperimentare. Quando andrò in pensione (se ci andrò) non vorrei morire il giorno dopo per vecchiaia... purtroppo questo è il rischio che si sta correndo.

    Un abbraccio

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  7. Beh, però non si può negare che le condizioni di vita siano migliorate per noi fortunati nati nei paesi più sviluppati.
    A me non proeccupa il dover lavorare più a lungo - purché ci sia la salute, ovvio - mi preoccupa ridurmi a una pre-salma su una sedia a rotella portata a spasso dall'infermiera di turno in uno degli ormai numerosissimi "centri per anziani"... mamma mia, quello sì che sarebbe orrendo, allora meglio morire qualche annetto prima piuttosto che vivere dieci anni di più in quelle condizioni larvali.

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  8. Ottima riflessione, caro Mark.
    Per quanto mi riguarda, sono in perfetto accordo con Francesco.
    Da anni trovo che i nativi d'America sapessero davvero vivere, rispettando tutti gli esseri viventi e restando fratelli.
    Una cultura che ormai è una utopia, ma rimane un mio sogno.
    Ciao e buona giornata!
    Lara

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  9. Riflessione che tutti dovrebbero fare. Ottimo post Mark

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  10. "Condizioni alimentari, sanitarie, stili di vita e quant’altro hanno dato lo sprint, ma in tutto questo qualcuno si preoccupa di questa qualità della vita?"

    Non so, cito sempre il caso di mio nonno, andato a lavorare a 13 anni, a 17 richiamato per fermare gli Austro-Germanici sul Piave, tornato a lavorare in acciaieria per mantenere 7 figli, due morti durante l'Ultima Guerra, uno di difterite e l'altro schiacciato dal crollo di un muro nel paese dove erano sfollati. Mia mamma e i suoi fratelli per mangiare andavano a raccogliere l'erba nei campi, il grano caduto a terra durante la mietitura (spigolare) e chiedevano al panettiere se gli poteva mettere in un sacchetto le briciole di pane avanzate. Il bagno in cortile, per lavarsi un secchio di acqua sulla stufa.

    Se abbiamo le pezze al sedere è perché siamo passati dalla vita descritta sopra alla vita "all'americana" senza passare dal via, cioè pagando coi soldi del Monopoli.

    Scusa ma l'interrogarsi sulla "qualità della vita" lo trovo abbastanza decadente. Io non ho mai passato una giornata in acciaieria e non ho mai sofferto la fame, quando apro un rubinetto esce l'acqua, calda e fredda. A qualcuno esce anche gasata.

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  11. Si vive di sicuro più a lungo, ma per i problemi sociali siamo tornati indietro di almeno cent'anni.

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  12. Tempi difficili, questi, caro Mark. Ho appena letto un bel post di Giordan sulla libertà che dice molto bene che cos'è. Credo che questa parola vada spiegata a lungo e in modo approfondito... perchè spesso la pronunciamo per dire altro, ahimè.
    Ciao.

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  13. carissimo Mark, come darti torto? A cosa ci serve la quantità se la qualità è pessima? Siamo presi da tutto, fuorché dalla vita.

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  14. Avrei molto da obiettare, i sondaggi ci fanno credere spessissimo quel che vogliono loro. Se solo si sta attenti ai dettagli e ci si accorge che prima si parlava di "vita media", ora "prospettiva di vita media"... cambia già tutto. Vogliono farci credere che la qualità della vita sia migliorata... ed invece andiamo incontro al baratro!

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