...condividere la visione della vita, senza pregiudizi o politche preconfezionate, dove si espone l'idea e si costruisce la soluzione...
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lunedì 9 maggio 2011
Destra o sinistra...nel nome del Signore
La libera espressione la devi dosare, perché se lo fai qualcuno ti affibbia un'appartenenza politica, destra o sinistra che sia, non ne parliamo se il campo del contendere è quello religioso, come se l'esclusiva fosse donata direttamente dal padreterno. Insomma siamo alle solite, l'essere umano suddivide la vita in compartimenti stagni, e devi, perché la società lo impone, appartenere a un contenitore. Ormai nelle discussioni non espongo solo un concetto, giusto o sbagliato che sia, ma devo difendermi dall'attacco del gruppo, coeso non intorno al concetto, ma intorno al gruppo. L'unione fa la forza ed è meglio stare con i più forti, i vincenti, perché esser se stessi è troppo pericoloso. Concetti, idee, pensieri li ripongo nei cassetti quando posso e mi unisco al frastuono, il silenzio a volte ti isola ma è curativo, quindi alterno consapevolmente riducendo al minimo i danni. Le definizioni altrui più comuni su me stesso variano dal pesante, strano, perverso, animale, asociale, contorto, comunista, miscredente, sempre il solito, così via passando per quelle varianti che addolciscono la pillola. Purtroppo non riesco a gestire le malattie che affliggono l'ignoranza dell'IO e come li definisce Terzani i tre grandi veleni della mente - desiderio, rabbia, ottusità - che scatenano le malattie del corpo, e per questo mi sento perennemente in lotta, però l'acuirsi del distacco che avverto nel relazionarmi mi lascia perplesso. Sono sempre stato un animale da circo sia come giocoliere che come animale stesso, ora preferisco accomodarmi in tribuna e godermi lo spettacolo, oppure girare le spalle andar fuori e respirare a pieni polmoni, non è una questione di libertà, ma mi sono rotto le palle di assecondare il gruppo, questo o quello perché il fautore è uno che nella società occupa una posizione di rilievo o e figlio/a "dì"....siamo uomini o caporali torna sempre con impeto...inframezzato da quel...Badate Colonnello io ho carta bianca......"e ci si pulisca il culo".
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lunedì 4 aprile 2011
Anch'io guardo le stelle...
Ogni tanto capita di alzare verso il cielo gli occhi, quando il tepore dell'aria primaverile ti avvolge e le narici fanno festa con i profumi, ogni tanto capita di vedere un mare cristallino ed aver voglia d'immergersi, di notte dicono che sia anche un'esperienza unica, attendo con trepidazione l'evento. Tutto questo nel silenzio ovattato che cancella i frastuoni, in attesa del nuovo giorno, languidi lampioni in fondo al viale fanno le comparse senza saperlo, sono discreti, non sono indisponenti ed invadenti come quelli di città. Torno sui miei passi calpestando l'asfalto che impedisce il contatto con la terra, due pezzi di luce sgattaiolano al mio giungere, appoggio le mani sulla corteccia del pino....rialzo la testa....strabuzzo gli occhi....con un sospiro richiudo la porta, domani ci sarà un nuovo sole. "Oggi non si può pensare di continuare a tenere povera una grande parte del mondo per rendere la nostra sempre più ricca. Prima o poi, in una forma o in un altra, il conto ci verrà presentato. O dagli uomini o dalla natura stessa"....Tiziano Terzani
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domenica 27 giugno 2010
Senso dell'appartenenza....a cosa?
Avevo scritto questo post in un momento di trasporto, gettato li, tra le maglie della rete, poi per il mio maldestro utilizzo del PC ne ho cancellato una gran parte...preso dalla rabbia ho abbandonato tutto. Riprendere il senso non è facile, ci provo.
Le vittime cruente di altri paesi, occupano le pagine secondarie delle notizie, perché nella loro valutazione generale non regalano quel riscontro mediatico necessario per darne larga e seria diffusione. A lasciarmi allibito, sono quelle riguardanti la morte di bambini, anime ancor non contaminate dalle loro culture. L'unica distinzione riguarda la definizione, ovvero "vittime nostre" per quelle della nostra nazione, e "non nostre" per tutto il resto.
Quel "non nostro", mi da una sensazione di non appartenenza, come un fatto che non fa parte di noi, e l'indignazione e le urla per la stessa morte nel nostro paese, sono oltremodo enfatizzate. Qual'è la differenza tra quel "nostro" e quel "non nostro", non sono figli di questo mondo? L'informazione come le vite umane, non le si può cavalcare a seconda delle dislogazioni territoriali, la globalizzazione non può e non deve essere solo un rapporto economico, gli uomini non sono prodotti, la terra non è un supermercato, gli Stati Uniti non sono il Dio personificato, l'occidente non è il portatore sano della verità........"oggi non si può pensare di continuare a tenere povera una grande parte del mondo per rendere la nostra sempre più ricca. Prima o poi, in una forma o in un altra, il conto ci verrà presentato. O dagli uomini o dalla natura stessa"...questo diceva un certo Tiziano Terzani, e in fondo è quello che penso anch'io.
Le vittime cruente di altri paesi, occupano le pagine secondarie delle notizie, perché nella loro valutazione generale non regalano quel riscontro mediatico necessario per darne larga e seria diffusione. A lasciarmi allibito, sono quelle riguardanti la morte di bambini, anime ancor non contaminate dalle loro culture. L'unica distinzione riguarda la definizione, ovvero "vittime nostre" per quelle della nostra nazione, e "non nostre" per tutto il resto.
Quel "non nostro", mi da una sensazione di non appartenenza, come un fatto che non fa parte di noi, e l'indignazione e le urla per la stessa morte nel nostro paese, sono oltremodo enfatizzate. Qual'è la differenza tra quel "nostro" e quel "non nostro", non sono figli di questo mondo? L'informazione come le vite umane, non le si può cavalcare a seconda delle dislogazioni territoriali, la globalizzazione non può e non deve essere solo un rapporto economico, gli uomini non sono prodotti, la terra non è un supermercato, gli Stati Uniti non sono il Dio personificato, l'occidente non è il portatore sano della verità........"oggi non si può pensare di continuare a tenere povera una grande parte del mondo per rendere la nostra sempre più ricca. Prima o poi, in una forma o in un altra, il conto ci verrà presentato. O dagli uomini o dalla natura stessa"...questo diceva un certo Tiziano Terzani, e in fondo è quello che penso anch'io.
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